Pezzo di CatasTroika del 20 novembre 2013

Piccola Distribuzione Organizzata del basso Garda – Pezzo di Catastroika del 20 novembre 2013

Quesito 25: “è possibile ottenere maggiori informazioni che spieghino quali provvedimenti di riforma si pensa di varare nel settore delle acque, malgrado i risultati del recente referendum?”

È una delle 39 domande/diktat che la Banca Centrale Europea poneva formalmente al governo Berlusconi nei primi giorni dell’agosto 2011. Insomma, calpestare con assoluta indifferenza l’espressione della democrazia. Dopo soli due mesi il governo B. veniva di fatto destituito. Proprio Lui che tanto si era impegnato in nome del liberismo più sfrenato, dal forte sostegno ai grandi progetti sulle infrastrutture, sino al regalo fatto alle banche, con la trasformazione della Cassa Depositi e Prestiti in SPA e la vendita alle stesse di un pacchetto azionario privilegiato del 30%.

Lo sdoganamento delle escort e del bunga bunga gli è costato un po’ caro, avrebbe potuto fare ancora grandi cose, in nome del neoliberismo….

Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, la Troika che in Europa ci sta portando alla catastrofe attraverso la pedissequa applicazione del pensiero neoliberista, professato nei primissimi anni ‘70 dalla cosiddetta scuola di Chicago.

La ricca bibliografia richiamata dall’interessantissimo libretto di Marco Bersani, per quelli delle edizioni Alegre, è condensata con chiarezza nelle 150 pagine di “Catastroika, le privatizzazioni che hanno ucciso la società”.
Vi si trovano i cenni storici dello sviluppo del pensiero neoliberista, portati all’apoteosi da Milton Friedman (nobel per l’economia nel 1976), i principi cardine che vi soggiacciono e i dogmi in cui si sono incarnati, ad esempio, nella Deutsche Bank.

Vi si riportano i casi più lampanti di tutte le catastrofi generate dalla applicazione del modello: dal primo esperimento di esportazione in Cile, attraverso il golpe di Pinochet nei primi anni ’70, alla svendita del patrimonio industriale Russo, passando per il decennio Thatcheriano in Gran Bretagna e per il Default dell’Argentina.

I punti chiave con cui il modello viene riproposto son ben riassunti nelle condizionalità che il FMI chiede di sottoscrivere allo stato cui viene proposto un Piano di Aggiustamento Strutturale, a fronte del quale il Fondo eroga i finanziamenti:

  • liberalizzazione dei mercati finanziari
  • abolizione delle restrizioni all’importazione e all’esportazione e liberalizzazione del commercio
  • pareggio di bilancio con conseguenti politiche di austerity e forti tagli alla spesa pubblica e sociale
  • privatizzazione di tutte o parte delle imprese pubbliche
  • privatizzazione di istruzione, sanità e sistema previdenziale.

Eccolo, il pacchetto bello e pronto; confezionato con tanto di fiocco: basta aprirlo e seguire le istruzioni, il disastro è assicurato, così come i profitti per la lobby finanziaria. È la storia degli ultimi 40 anni che si ripete, complice il mondo della sinistra europea che, per togliersi di dosso le etichette del comunismo e del socialismo reale, ha continuato a fare buon viso a questo sporco gioco.

In Italia le grandi privatizzazioni vengono ragionate nei primi anni ’90 (la famosa crociera sul panfilo Britannia della Regina Elisabetta) e si concretizzano proprio nella seconda metà degli anni ’90, con i governi Prodi e D’Alema.

Solo alcuni dati per capire l’entità del disimpegno dello Stato italiano dal ’94 ad oggi: le imprese pubbliche passano da un fatturato pari al 18% del PIL ad uno del 4,7%. Il controllo pubblico delle banche passa dal 74,5% dei primi anni ’90 allo ZERO di oggi.

Cosa sono oggi i grandi progetti per le infrastrutture pubbliche se non il mettere sul tavolo da gioco della finanza ulteriori possibilità di abbuffata?

Ma la crisi non è del modello neo-liberale, le colpe sono dei singoli (mele marce in albero sano…) oppure ancora ci viene detto che stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità … si vogliono colpevolizzare i popoli, mentre i dividendi a due cifre continuano ad essere nella disponibilità delle elite della finanza….

I danni sono oramai talmente evidenti che anche i Poteri Forti che li hanno causati non sbandierano più lo slogan che ha impazzato nell’ultimo trentennio: “il privato è bello”. Ora ci viene inculcata la rassegnazione del “privato è obbligatorio ed ineluttabile”.

Che fare allora? Ci dobbiamo proprio rassegnare?

NO, ogni cittadino può fare due cose per invertire la rotta ed innescare il cosiddetto processo di “definanziarizzazione della Società”: resistere a tutte le privatizzazioni e alle grandi opere, riappropriarsi dei beni comuni e della ricchezza sociale.

Si possono usare due forti leve per sostenere questi processi, da un lato promuovere gli Audit del debito, finalizzati ad evidenziare le parti di debito che sono da rifiutare (cosa già fatta da alcuni stati sovrani in più parti del pianeta, dall’Ecuador all’Argentina e all’Islanda); dall’altro, spingere perché i nostri soldi vengano usati per finanziare la “cosa pubblica”. Questo, ad esempio, è ciò che faceva la Cassa Depositi e Prestiti, ancora oggi la più grande disponibilità liquida del Paese, prima di diventare un SpA.

Insomma serve agire su più fronti, lasciatevelo suggerire da un pezzo di carta che non è vile carta moneta: manifestare SEMPRE il proprio dissenso in ogni occasione, contro ogni forma in cui si rivela il processo di liberalizzazione; mettete il naso nella vostra banca, se c’è puzza non esitate a togliere i vostri soldi e a trovare forme di utilizzo che sollevino l’economia reale dalle mani della finanza.

Se conoscete la gasista Maria, finanziate l’acquisto della sua lana, beneficerete di maglie di ottima fattura! Contribuite all’acquisto di attrezzature agricole di chi vuole ritornare alla terra, avrete assicurati degli ottimi prodotti. Mettete i soldi in progetti reali dell’Economia Solidale, ce ne sono tanti, ad esempio diventando soci finanziatori della Cooperativa IRIS!

Oppure, semplicemente, incrementate la vostra partecipazione agli acquisti del GAS o impegnatevi nella PDO del basso Garda!

Buoni ortaggi a tutti!

PS: per restare in tema, lunedì 25 novembre ore 20.30 – Centro Fiera Montichiari
E’ UN ECONOMICIDIO – Paolo Barnard

Ricordatevi di stare informati sulle vicende dell’impianto di biogas di Lonato: https://www.facebook.com/comitatocampagnoli ; e manifestate il vostro dissenso andando a firmare in uno dei tanti banchetti che vengono organizzati sul territorio.

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2 thoughts on “Pezzo di CatasTroika del 20 novembre 2013

  1. Pingback: Pezzo di carta dell’8 gennaio 2014 | Ci scappa il Garda

  2. Pingback: Pezzo di carta del 18 dicembre 2013 | Ci scappa il Garda

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