Mister O. e Marenostrum

È ora di storie. So che vi sono mancate, il mio sesto senso me lo dice; a ciò si aggiunga il fatto che il mio alter ego virtuale su ciscappailgarda lamenta una sensibile diminuzione delle visite nelle ultime settimane ….

Oggi parleremo di Amleto. Per continuare con il gioco nato dal post su Berlusconi, lui sarebbe Mister O, come Occhi.

Castiglionese di nascita, ma con origine miste da montanaro, ha sempre vissuto nella capitale dell’Alto Mantovano, sin dal 1955.

Il suo era un destino quasi segnato, essendo cresciuto in una famiglia di commercianti, però è riuscito a trovare una propria dimensione e, soprattutto, ad applicare quella che nel tempo ha maturato quale propria visione del commercio.

Ma andiamo con ordine.

Dopo un diploma in ragioneria al fu Ferrari di Castiglione delle Stiviere, inizia a dare una mano ai genitori nella loro attività di grossisti di generi alimentari.  Dopo un breve periodo decide di approfondire i propri studi iscrivendosi ad un corso parauniversitario a Bologna: “Merceologia degli Alimenti – Economo dietista”.

Complici i tempi di forte spinta politica per un cambiamento, in quel periodo incrocia il suo percorso con quello di una associazione naturista bolognese che porterà alla apertura di un primo spaccio di prodotti naturali nel capoluogo emiliano romagnolo. Erano anni in cui la lotta politica significava essere contro in tutti i settori della vita sociale, compreso quello della alimentazione. Ancora non si parlava di biologico, ma chi era contro, sentiva la necessità di tornare ad alimentarsi di prodotti genuini piuttosto che dei prodotti industriali che oramai in larghissima misura stavano invadendo il mercato. Il motto che serpeggiava tra i “rivoltosi” era che i vietnamiti avevano vinto gli americani grazie alla loro alimentazione salutare, fatta in prevalenza di un prodotto naturale: il riso integrale.

L’avventura però non dura molto perché Amleto rimane deluso dal percorso di studi intrapreso, così decide di tornare ad impegnarsi nell’impresa di famiglia, e lo farà sino al 1987, anno in cui l’attività dei genitori chiude i battenti.

Per i successivi 8 anni il nostro Amleto lavorerà come dipendenti per la Latte Bassi, affermata azienda casearia castiglionese. Qui farà un po’ di tutto, senza tuttavia trovare una vera soddisfazione per sé. Vedrà l’azienda della famiglia Bassi lentamente affievolirsi a mano mano che la Grande Distribuzione Organizzata, sin dai primi anni ’90, inizia a diffondersi sul territorio. È nel 1995 che Amleto, assieme alla compagna, decide di intraprendere un proprio percorso. La sua idea è abbastanza semplice e ha le radici nelle idee che aveva sposato da studente quasi venti anni prima: ricercare prodotti tipici di alta qualità da piccoli produttori artigiani. Intraprende così alcuni viaggi che lo portano in giro per l’Italia e nel corso dei quali viene da sé l’incontro con il biologico; la ricerca della qualità infatti lo porta subito in quella direzione. Risale a quegli anni la nascita di forti relazioni con piccoli produttori biologici abruzzesi, marchigiani, lucani, pugliesi, campani, calabresi; rapporti di stretta conoscenza, fiducia e collaborazione che hanno costituito le solide basi su cui è nato Marenostrum.

Perché Marenostrum? Perché anche per noi “settentrionali” le radici culinarie sono quelle del Mediterraneo.

La piccola bottega, meno di 60 metri quadri in tutto, apre i battenti nell’ottobre del 1998. Si connota subito nel panorama castiglionese per la sua particolarità: cibi genuini e biologici e il laboratorio nel quale le stesse materie prime acquistabili nel negozio vengono trasformate da Amleto e Cristina. Nel tempo Amleto affianca ai generi alimentari un po’ di tutto, dalla detergenza e cosmesi all’abbigliamento passando per articoli per la casa, sempre con la attenzione maniacale a preservare un rapporto diretto con i produttori. Per Amleto il rapporto con i suoi fornitori deve essere alla pari: da piccolo produttore a piccolo commerciante, in modo che ciascuno preservi la propria dignità lavorativa. Amleto è inoltre sempre rifuggito dalle logiche pubblicitarie: si è sempre e solo affidato alla bontà della merce che propone e alle storie che stanno dietro ai prodotti, raccontate sempre con la massima trasparenza a chi frequenta il negozio.

Anche il pane con la pasta madre di farro che Amleto prepara con sapienza da oramai quasi quindici anni ha il suo perché. La storia ha inizio quando Cristina scopre una intolleranza al frumento nel periodo in cui allattava il loro primogenito, Leonardo.

Il bambino soffriva di una forma molto fastidiosa di dermatite, che cessa di manifestarsi già dopo poche settimane che la madre inizia ad utilizzare il farro come fonte principale di carboidrati. Dovendo necessariamente curare la pasta madre per uso personale, di lì a poco Amleto decide di proporre gli stessi prodotti da forno anche alla propria clientela. Scelta molto indovinata.

Negli ultimi anni ha iniziato ad aprire il suo laboratorio organizzando piccoli corsi di preparazione alimentare, nei quali mette a disposizione di quanti ne sono interessati l’esperienza che ha maturato lungo il suo personale percorso.

Amleto oggi non nasconde le difficoltà di una piccola realtà, quale la sua, a continuare l’attività in mezzo ai colossi della GDO.

Tuttavia non demorde, continua con fiducia per la sua strada: frequenta fiere per intessere relazioni solidali, sperimenta l’utilizzo di nuove farine per i prodotti del suo laboratorio, si affaccia al mondo dei GAS non vedendovi un competitore, ma una entità basata sugli stessi principi che gli stanno a cuore, con cui quindi entrare in relazione e collaborare.

Oggi Amleto partecipa alla Piccola Distribuzione Organizzata del basso Garda con alcuni prodotti da forno; questo passaggio lo ha fatto entrare in relazione con gli altri produttori del circuito e qualche collaborazione tra loro si è già innescata, seppure con alcune difficoltà di natura logistica.

Insomma anche Amleto è “uno per il cambiamento”; direzionare i possibili sviluppi delle relazioni che si stanno intessendo nel nostro territorio significa essere attori partecipi di questa transizione.

Buoni ortaggi a tutti!

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