L’economia Solidale – Storia di una GASista

Storia di Maria (Miss Z)
Maria ha oggi 42 anni, e vive a Prevalle.
Ha un diploma in ragioneria e fa l’impiegata in una società che coltiva cave di ghiaia nei dintorni di Brescia.
Lo fa da oltre venti anni e nel tempo ha maturato una certa insoddisfazione: il suo stipendio trae origine da una attività che deturpa il paesaggio e lo fa in modo sempre più insensato. Quando ha iniziato a fare questo lavoro non si poneva problematiche di questo tipo, insomma le è successo di averne preso consapevolezza con il tempo. Questa cosa le causa una profonda frustrazione, insoddisfazione. Tuttavia Maria ha una famiglia, due figli, un marito che lavora, ma serve lo stipendio di tutti e due per tirare avanti, diciamo così, in modo conforme al modello dominante ….

Maria coltiva un piccolo hobby: lavora a maglia, sferruzza insomma. Questa cosa la rilassa molto e la aiuta a sostenere la contraddizione interiore che si trova costretta a vivere negli ultimi tempi.

Maria ha acquisito nel tempo anche una altra sensibilità, in particolare da quando è diventata mamma: ha iniziato selezionando della lana tinta con colori naturali per confezionare le maglie dei bambini, ed è arrivata ad entrare in un Gruppo di Acquisto Solidale, perché sentiva il bisogno di nutrirli con cibo sano.
Maria ad un certo punto si rende conto che non ce la fa più andare con il suo lavoro, ogni giorno la frustrazione accresce.

Così vuole provare a fare dell’altro.

Acquista tramite il GAS un bel po’ di lana ed inizia a confezionare delle maglie con l’intento di venderle.
Terminati i primi capi si ferma per fare due conti sul prezzo di vendita: 20 € di materia prima e venti ore di lavoro. Lei oggi guadagna circa 8 € all’ora netti come impiegata per i cavatori: dovrebbe vendere il capo ad almeno 180 €. Le sembra una cosa improponibile, così decide di venderlo a 60 €: coperti i costi fanno esattamente 2 €/ora per la remunerazione del suo lavoro, ma va bene così, del resto a lei piace sferruzzare e la soddisfazione che prova quando vede ultimato il suo lavoro, la rende felice!

Maria vende i primi maglioni a qualche gasista del suo gruppo e va vanti così per un po’ di tempo, poi prende la decisione: tra qualche mese si licenzia e prova a darsi interamente alla produzione di maglioni.

Si mette a tavolino e prova ad immaginare un piano economico. Arriva a concludere che le servirà produrre e vendere 100 maglie in un anno per arrivare ad avere un guadagno di 2-3 mila €.  È consapevole che si tratta di una cifra molto più bassa di quello che guadagna attualmente, ma non importa, del resto si tratta di un lavoro che può fare a casa, che la impegnerebbe probabilmente meno di quello attuale lasciandole più tempo per la famiglia ed altre cose che le piacciono. Prova anche ad immaginare come poter vendere il suo prodotto. Aprire un sito internet significherebbe magari, un domani, trovarsi a spedire la sua merce a centinaia di Km di distanza. Ma come gasista si interroga sull’impatto dei suoi manufatti e decide di non procedere in questo modo. I suoi maglioni devono essere venduti nel territorio dove lei vive.

È consapevole del fatto che nel suo territorio al centro commerciale si trovano maglie che costano anche meno; il suo targhet dovrà essere quindi un consumatore di un certo tipo, diciamo uno che condivida i principi di un GAS. Maria dovrà quindi essere in grado di comunicare bene il suo prodotto, anche all’esterno del GAS di Prevalle, magari, partendo dal GAS di Calvagese o da quello di Gavardo …

Ne parla all’interno del suo GAS e trova l’appoggio di alcune amiche che si rendono disponibili a fare da sue agenti, ovviamente a titolo gratuito.

Effettivamente Maria dopo poco tempo si licenzia: ha 42 anni ed ha inizio la sua avventura, quella che ha sognato negli ultimi tempi. In bocca al lupo Maria!

Ora proviamo ad uscire dal personaggio di Maria, guardarlo con un occhio esterno e ricercando un significato ed una collocazione alla sua storia e magari provando ad intrecciarla con altre storie.

Maria nella sua scelta di vendita, decide di rivolgersi ad un Distretto territoriale e ad un consumatore di un certo tipo. Ha bisogno di trovare un cliente che conosca e capisca la sua storia, che riconosca la qualità della materia prima che lei utilizza e la qualità del capo che confeziona. Soprattutto ha bisogno di un cliente che si prenda un impegno nei suoi confronti: se ha bisogno di una maglia, la deve cercare ed acquistare dal territorio, ogni volta che ne ha bisogno.

Proviamo a vedere ora i possibili punti di vista del cliente, diciamo del GASista.

Ci potrebbe essere quello che pensa: ecco una che ha trovato nei GAS una opportunità per sé, un tornaconto personale. Altri potrebbero pensare: che ottima cosa che ha fatto; salvo poi, al momento del bisogno, andare a prendersi il maglione al negozio del centro commerciale (… è mica posso spendere quella cifra per un maglione! – … è, ma la Maria non ha quel colore che a me piace tanto! – così vanno a comperare un maglione ogni anno che costa meno della metà di quello che vende Maria ed è tinto, a loro insaputa, con un pigmento sintetico prodotto dalla Bayer in uno stabilimento in india…).  Un altro potrebbe pensare: però ci sono le sue amiche che lavorano gratis per lei, così non vale!

Qui si potrebbero aprire una moltitudine di scenari i cui paralleli con il progetto della PDO del basso Garda sarebbero evidenti a molti di coloro che ne hanno già sentito parlare. Ad esempio il fatto di maggiorare il maglione di Maria con 1 €, come rimborso spese per le amiche che la aiutano nella vendita.

Lo scenario in cui l’attività di Maria va bene: lei si rende conto che potrebbe “crescere”.

Lo scenario in cui un altro GASista di Prevalle decide di iniziare a produrre della lana. Poi un GASista di Polpenazze che ha del terreno e decide di coltivare della canapa con il metodo biologico, farla filare e poi darla a Maria affinché confezioni dei capi con questo tessuto.

Poi il GASista di Calvagese che decide di farsi una macchina per filare la canapa. Per costruirla si rivolge ad un carpentiere, gasista di Soiano, che lo accontenta ad una cifra irrisoria, perché anche lui vede e capisce il sogno e finisce per accontentarsi di guadagnare 2 € per ogni ora di lavoro …

Poi c’è una amica di Maria che decide di aprire un piccolo laboratorio in cui riparare maglie e capi di abbigliamento.

Poi pensate un po’ c’è una produttore di canapa, gasista in Brianza che la faceva filare nelle marche e viene a scoprire che c’è uno che fa lo stesso lavoro a Calvagese, quindi molto più vicino!

Poi c’è una gasista di Villanuova che produce marmellate e ne offre un po’ a Maria barattandole con una maglia.

Poi c’è una gasista di Salò che soffre dello stesso male di cui soffriva Maria, anche lei si cimenta un po’ con il lavoro a maglia, Maria la aiuta per un po’, insegnandole alcune cose; e anche a Salò prende avvio una piccola produzione di maglieria arigianale.

Tutte queste persone magari avevano un reddito in linea con quello medio, diciamo di 20-30 mila € all’anno, e con questo passaggio a nuove attività hanno dovuto fare dei passi indietro; magari dovranno rinunciare ad uscire a cena una volta al mese. Però potrebbero iniziare, una volta al mese, ad invitare a cena, per poi farsi invitare successivamente, qualcuna delle persone con cui sono entrati in relazione da quando hanno “cambiato paradigma”.

Proviamo ora ad immaginare di guardare questo territorio da google Earth con dei puntini a rappresentare tutte queste piccole attività nate dal sogno di Maria: rappresentano una piccola rete, un circuito economico locale, basato su alcuni principi. Potrebbero rappresentare una parte di un Distretto di Economia Solidale. Ci sono produttori attenti all’ambiente che si rivolgono al proprio territorio facendo dei prezzi che consentano loro di fare una vita dignitosa, e ci sono dei consumatori che li sostengono, riconoscendo loro un giusto prezzo, ritenuto tale anche in relazione ai risvolti positivi che le attività hanno sul territorio.

Provate ora ad immaginare anche questa cosa: Maria, nel comunicare il suo sogno, non è stata da sola, ha trovato nei vari GAS del territorio delle persone che lo hanno capito e trasmesso. Altre persone che hanno creato contatti e relazioni con chi ha avviato l’attività di produzione della lana, con chi ha avviato la produzione della canapa. Altre persone che hanno spiegato ai clienti sul territorio perché i maglioni di Maria costano quello che costano e hanno un piccolo impatto sull’ambiente.

Immaginate che queste persone, questi GASisti, capiscano che è necessaria questa attività di coordinamento e comunicazione affinché possano partire delle nuove filiere sul territorio: immaginate che così sia nata, perché così e stato, la Associazione verso il DES basso Garda. Immaginate che queste persone, nel fare tutta questa attività a titolo gratuito abbiano intimamente in animo un proprio tornaconto: immaginatelo perché probabilmente è proprio così, infatti queste persone ambiscono a diventare dei puntini visibili da Google Earth nel Distretto, ambiscono a diventare come Maria: cambiare lavoro, guadagnare di meno, avere più relazioni umane, forse fare anche più sacrifici, ma fare qualche cosa che li renda gioiosi e consapevoli di contribuire veramente alla salvaguardia del Pianeta.

Ora smettiamo di raccontare delle storie immaginarie e veniamo con i piedi per terra, a parlare della PDO del basso Garda, magari senza smettere di pensare alla storia di Maria.

4 thoughts on “L’economia Solidale – Storia di una GASista

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