Pezzettone di carta del 26 agosto 2015

Piccola Distribuzione Organizzata del basso Garda – Pezzo di Carta del 26 agosto 2015

Qualcuno di voi si ricorda della storia immaginaria della gasista Maria?

Oggi si narra della storia del gasista Dario, che presenta molti punti in comune, ma è una storia vera!

Dario Zanella, nasceva 46 anni fa in quel di Asola. Circostanza del tutto casuale, visto che le famiglie di Acquafredda, non essendovi l’ospedale, sfornavano la prole esattamente ripartita al 50% tra quelli di Montichiari e, appunto, di Asola.

Sebbene oggi viva con la famiglia a Castel Goffredo, il suo legame con Acquafredda è talmente forte che qui è stato consigliere comunale pur non risiedendovi, è stato tra i fondatori del GASdotto (il Gruppo di Acquisto Solidale di Acquafredda), da quando aveva 12 anni suona la basso tuba nella banda del paese e oggi conduce in affitto quasi 14 ettari di terreno che, sebbene siano nel comune di Carpenedolo, sono ad un tiro di schioppo proprio da Acquafredda, in un posto particolare…. La sua è una storia emblematica e coraggiosa, tanto che a lui erano dedicati i versi pubblicati sul nostro blog oramai 2 anni or sono, quando la sua avventura ebbe inizio: quella del ritorno alla terra.

Ma come al solito, per capirci qualche cosa, è bene procedere con ordine.

Fratello maggiore di due sorelle, nate 5 anni dopo di lui e a distanza di un anno una dall’altra, come ogni bimbo che si vede arrivare in casa due soggetti che meritano più attenzione di lui, Dario faceva tribolare un po’ la madre. Fortuna della donna era la presenza di un vicino di casa hobbista orticoltore che al pomeriggio teneva impegnato il piccolo Dario nell’orto. Non così volentieri Dario frequentava l’officina meccanica del padre, forse perché il genitore non era in grado di trasmettere al figlio la stessa passione per la meccanica che seppe invece trasferire il vicino di casa muratore per l’orticoltura.

A questo legame con la terra si aggiunga il fatto che il nonno e i fratelli della madre conducevano in affitto della terra sul confine tra Acquafredda e Carpenedolo, a ridosso del Chiese: 25 ettari con stalla e mucche da latte. Così le estati dell’adolescenza Dario le passa con il nonno, scorrazzando per i campi col trattore e dando una mano come poteva.

Quando è il momento di scegliere la scuola superiore, il ripiego sull’Istituto Agrario Bonsignori di Remedello si rivelerà una scelta molto felice, sebbene quella privilegiata dal giovane Dario, cui dovette rinunciare per la distanza, sarebbe stata l’Alberghiero.

Insomma quando Dario nell’88 diventa perito agrario pensa già all’agricoltura biologica, complice anche la settimana di stage a potare i meli, condotta l’ultimo anno di scuola presso il Maso del Gusto nota azienda biologica trentina.

Eppure, come è capitato a molti giovani della sua generazione, il desiderio primario era quello di dare una mano in famiglia e avere quel grado di autonomia che gli consentisse di godersi i divertimenti dell’età. Così si prende quel che c’è: per due anni e mezzo Dario fa il commesso allo spaccio del Caseificio Sociale di Carpenedolo, poi, per potersi meglio godere i venerdì sera con la compagnia di amici, transita per un anno nel laboratorio del controllo qualità della Continental Fibre di Castel Goffredo. Ma il lavoro in un ambiente chiuso come quello, lo angoscia. Così si cambia di nuovo, e di nuovo cogliendo la prima occasione che si presenta. Un amico collabora con uno studio di commercialista che intende buttarsi in un nuovo mercato che si sta aprendo: siamo nella prima metà degli anni ’90 e il quadro normativo nazionale in materia ambientale e della sicurezza sul lavoro offre delle buone opportunità. Così il nostro Dario si ritrova a gestire le denunce dei rifiuti e delle emissioni in atmosfera per una serie di aziende e, successivamente, a redigere documenti di valutazione dei rischi per la sicurezza e a tenere corsi sulla stessa materia. Per 12 anni Dario sarà un collaboratore dello Studio di consulenza, poi diventerà titolare di un nuovo studio, creato assieme ad altri due colleghi, e lo resterà per altri 7 anni.

Per tutto questo tempo, sino al 2012, Dario è rimasto ingabbiato in una situazione lavorativa che non era la sua. Seppure in questa gabbia, è stato un fedele abbonato di Vita in Campagna e non si è perso una edizione delle Fiera Agricola di Verona, quando si dice il pallino fisso… Certo, sono stati gli anni in cui ha messo su famiglia: conosciuto Daniela nel 2000, sposati e trasferiti a Castel Goffredo due anni dopo e genitori di Emma nel 2004; e quando si è trattato di cercare casa, uno dei requisiti era che avesse un pezzetto di terra per poter fare l’orto, biologico ovviamente.

Poi, la spinta per uscire da quella gabbia è arrivata in modo inaspettato dal mondo dei GAS, e dalla loro capacità di fare rete. Nell’estate del 2011 una gasista di Desenzano e la sorella fanno girare nel proprio GAS un appello: stanno cercando qualcuno che conduca i terreni di cui sono proprietarie nel comune di Carpendolo, la Cà del Luf. Unico requisito richiesto: la conduzione deve avvenire con il metodo biologico. L’appello transita dal GAS Langher di Lonato a GAStiglione Alegre di Castiglione e da qui arriva al GASdotto di Acquafredda.

Nemmeno due settimane dopo un manipolo di gasisti si trova per discutere della cosa e nasce una sorta di gruppo di lavoro. Tra questi c’è Dario, richiamato anche dal fatto che la Cà del Luf si trova proprio al confine tra Carpenedolo ed Acquafredda, a ridosso del fiume Chiese: è il podere confinante con i terreni che conduceva il nonno, sui quali il giovane Dario, quasi trent’anni prima, aveva imparato a guidare il trattore. Il gruppo di lavoro continuerà a riunirsi per oltre un anno, tempo nel quale Dario matura la sua decisione: ora o mai più. Così esce dallo studio di consulenza alla fine del 2012 e a maggio del 2013 nasce la sua azienda agricola, stipulando contratto di affitto con le sorelle Rossini, Antonella e Patrizia. Così Dario oggi fa da oltre due anni quello che ha sempre avuto in animo: l’agricoltore biologico; i due anni di conversione si sono conclusi proprio in questo mese di agosto 2015. Il nostro eroe non nasconde che sono stati due anni difficili, è da solo, con poca attrezzatura e 14 ettari sono un bell’impegno! Dopo avere sistemato i resti di un vecchio frutteto presente in azienda, Dario ha affiancato ai seminativi, che rappresentano l’attività principale, l’orticoltura in pieno campo. I suoi prodotti li vende ad amici e conoscenti, prevalentemente consegnando a domicilio, poiché la Cà del Luf, effettivamente, è un luogo un po’ disperso

In conclusione di chiacchierata ripercorriamo rapidamente i venti anni nella gabbia, periodo nel quale Dario, grazie anche al laboratorio di idee del Comitato Ricreativo Culturale Acquafreddese –C.R.C.A.-, ha sempre, comunque, avuto lo sguardo e il cuore fuori da quelle sbarre. (Il C.R.C.A. è una Associazione che negli ultimi 30 anni ha prodotto l’unico sindaco di Sinistra che Acquafredda abbia mai avuto e, fra le tante iniziative – il carnevale di Acquafredda, la cena a rifiuti zero sul Chiese, la VEG Revolution … – ha anche fatto nascere il GASdotto!)

Da convinto gasista Dario non poteva che avvicinarsi alla PDO: le cipolle di queste settimane, sono le sue! Si sta inoltre interessando per entrare nella filiera del grano della Cooperativa Agricola IRIS; e poi… i progetti per il futuro sono tanti, ma troppo impegnativi per essere svelati ora… tanti in bocca al “Luf”, Dario!

[Dal pezzo di carta dello scorso 20 luglio: Dario ha i campi in località Ravere nel comune di Carpenedolo, se volete andare a trovarlo, dovete chiamarlo per forza per farvi spiegare, perché la Cà del Luf è dispersa nella campagna adiacente al Chiese. Mi raccomando chiamatelo per essere certi di trovare lui, il posto e per sapere di cosa dispone in campo (338 3804449)].

QUI la storia della gasista Maria

QUI i versi dedicati a chi ritorna alla Terra

BUON CAMBIAMENTO E TANTI ORTAGGI BUONI PER TUTTI!

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One thought on “Pezzettone di carta del 26 agosto 2015

  1. Peccato che il racconto del Pezzo di Carta, solitamene personcina molto obiettiva, non comprenda anche quello della genesi, ossia del progetto di una “fattoria sociale” a larga partecipazione, in cui piu’ persone avrebbero potuto portare il proprio contributo per “servire” una vasta comunita’ di consumatori consapevoli, e soprattutto, cosi’ facendo, renderli partecipi dei concetti preziosi che stanno alla base del commercio solidale, diffondere un messaggio dimostrandone la validita’ attraverso gesti concreti, attraverso la partecipazione.
    Credevo molto a quel progetto, che avrebbe potuto portare all’autoproduzione per piu’ di un GAS, e ad una maggiore consapevolezza sui grandi temi del cibo, del consumo, della sobrieta’. Sarebbe stata un’opportunita’ senza precedenti di dimostrare la fattibilita’ in concreto di una piccola grande rivoluzione. Credevo molto che oltre a produrre ortaggi e frutta e venderla attraverso i canali privilegiati dei Gruppi di Acquisto Solidale, l’esistenza di un luogo di incontro, con spazi adatti a molteplici iniziative collettive, feste, mercati, rappresentazioni, itinerari, seminari, avrebbe agito da volano per una partecipazione che (correggetemi se sbaglio) non decolla.
    Aveva un difetto, quel sogno: non prevedeva profitti economici nell’immediato, oltre alla copertura delle spese vive, e richiedeva impegno, tempo, inventiva, fantasia. Soprattutto aveva bisogno che i partecipanti ci credessero veramente per poter muovere i primi passi.
    Peccato che la proprieta’ non abbia dimostrato la volonta’ di agevolare il decollo dell’iniziativa, magari ipotizzando una forma di credito agevolato sul pagamento degli affitti, peccato anche che il buon Dario tra gli altri, in quella prima fase, non si fosse rivelato particolarmente propositivo, per poi decidere di fare da solo.
    Come dicono gli inglesi “In all fairness”, senza nessun rancore, mi resta il dubbio di doverlo chiamare opportunismo, ciononostante chapeau alle sue sottaciute capacita’ imprenditoriali. L’amarezza resta per la constatazione dell’impossibilita’ di condividere questi bei concetti in cui ci rotoliamo, al di la’ della vuota forma, e dell’innegabile fatto che niente spinge a osare passi rivoluzionari quanto il profitto personale.

    Chicco

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