Oggi: quorum a Terra!

Sono un po’ affranto, come immagino molti di voi, per l’esito referendario. Certo, siamo stati oltre 15 milioni ad andare a votare, un numero di tutto rispetto. Ma ne servivano molti di più. Nelle ultime settimane ci sono stati momenti di grande euforia alternati ad altri di scoraggiamento: parlare con la gente facendo volantinaggio ti fa capire quanta sia la disaffezione per la politica, la rassegnazione per uno stato di cose rispetto al quale ci si sente impotenti. Ha avuto gioco facile su tale terreno chi ha assecondato questo spirito passivo con il martellante slogansono qui per cambiare l’Italia”, “l’Italia la cambio io”. Un decisionismo arrogante che delle due l’una: o piace a chi se ne vuole lavare completamente le mani, o per l’appunto, schifa così tanto da aumentare l’indifferenza. Ha avuto gioco facile nel presente periodo storico, segnato da una imponente disoccupazione e da un lento ma inesorabile regredire dei diritti, chi ha puntato tutto sul tema del lavoro che va preservato, ad ogni costo. Qualsiasi lavoro va bene, qualsiasi passo indietro va bene, tanto viene chiesto sempre al lavoratore di farlo.

E poi il geniale tocco finale: “non ha vinto il Governo, hanno vinto i lavoratori”.

Insomma, evidentemente è sufficiente continuare a dare speranze a tutta una serie di lavori che non hanno un grande orizzonte temporale: è questione di pochi anni e le fossili finiranno, è questione di tempo e di suolo da cementificare non ve ne sarà più; spingiamo sugli inceneritori prima che la raccolta differenziata, il recupero e il riutilizzo delle cose porti loro via la materia prima che li tiene insensatamente in vita.

Dov’è in tutto ciò un’idea di futuro? Chi intravede una traccia in questo che si abbia a cuore di preservare un minimo di pianeta “vivibile” per le generazioni a venire?

No, non credo abbiano vinto i lavoratori, hanno vinto i “soliti noti”, i potentati delle fossili che, se continua così l’andazzo del barile, certo non esiteranno a ridurre ulteriormente le proprie estrazioni di carburante, magari a lasciare a casa qualche lavoratore prestando attenzione a non estrarre oltre le franchigie, per ridurre ulteriormente i costi.

Finalmente mi sento in buona compagnia, ora che Renzi ha principiato a “sloganare” che il Governo è pronto a puntare sulle rinnovabili. Ne saremmo tutti ben felici. Staremo a vedere caro Premier, ti misureremo ogni passo per verificarne l’ampiezza e la direzione. Ad oggi la maggior parte dei passi non hanno fatto altro che calcare quelli dei vecchi modelli: favoritismi elettorali, spinte agli amici, attenzione agli status quo (quando sono quelli dei potenti), svuotamento della democrazia (sì, anche in occasione di questo referendum…)

Cari amici PDOisti, non molliamo. Una certa idea di futuro noi proviamo ad averla (la ricordate la storia della gasista Maria?). Un’idea dove consumatori e produttori si alleano per preservare e vivere insieme, al meglio che sia possibile, il proprio territorio. Il meglio che sia possibile può significare anche l’adattarsi a ciò che si ha a disposizione. Se si dovesse riuscire in questo, accantonando chi i privilegi, chi l’egoismo, chi l’orgoglio, allora si potrebbe veramente dire di avere ricostituito una comunità. Senza una comunione di intenti non c’è comunità. Evviva le filippiche del pezzo di carta!

Noi ci vogliamo provare, attraverso il tentativo di far capire come il futuro che abbiamo in mente arriverà, anche e soprattutto, attraverso una serie di piccoli gesti quotidiani, un cambiamento inesorabile delle nostre abitudini, la laboriosa modellazione di una nuova cultura. Alcuni di questi tentativi li faremo alla Festa della Terra a Castiglione delle Stiviere. Parlando alla gente, spiegando loro cosa è e come funziona un GAS, illustrando il progetto della Piccola Distribuzione Organizzata; ma anche parlando con i ragazzi delle scuole, perché il mondo di domani è il loro ed è importante che assieme a loro si lavori affinché si affranchino, prima di averle troppo interiorizzate, di tutte le cattive abitudini di cui il modello consumistico ci ha intriso le vite a noi del ventesimo secolo.

Lo faremo portando degli esempi concreti di vite differenti, vite spese per degli ideali di cambiamento: l’agricoltura biologica come modello per ridurre drasticamente il rischio di restare presto senza risorse (con Maurizio Gritta); la vita a contatto con la natura, per conoscerla, amarla e preservarla, come unico modo per evitare il rischio di farsi inesorabilmente risucchiare dal vortice del consumismo (con Fausto De Stefani). Con il medesimo spirito abbiamo accettato il gradito, seppur tardivo, invito da parte della Amministrazione di Desenzano del Garda a partecipare al Festival dell’Agricultura nelle giornate di sabato 30 aprile e domenica 1° maggio. Saremo presenti con un banchetto informativo, per spiegare le cose di cui sopra…

In entrambe le circostanze siete tutti invitati a partecipare, ancora meglio se deciderete di invitare a partecipare i vostri amici e conoscenti digiuni delle pratiche quotidiane che cerchiamo di diffondere.

Grazie a tutti, e buona Terra!

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