Pezzo di carta del 3 giugno 2015

Piccola Distribuzione Organizzata del basso Garda – Pezzo di Carta del 3 giugno 2015

La scorsa settimana accennammo al libro di Tonino Perna “Monete Locali e moneta globale”, sottotitolato “La rivoluzione monetaria del XXI secolo”, uscito nel novembre 2014 per Altreconomia, per dirla tutta: libercolo oltremodo interessante. L’economista sociologo, già presidente del comitato etico di Banca Etica, spalanca una finestra sulla storia della moneta, portando ai nostri occhi diverse verità, continuamente taciute dai media moderni.

Una grande verità, per bocca di un tizio piuttosto noto, all’anagrafe Adam Smith, è che nella storia non esiste un debito sovrano che, una volta raggiunto un certo livello, sia stato regolarmente pagato. A partire dalla civiltà greca e sino quasi alla nostra epoca, la remissione dei debiti è stata una pratica ampiamente diffusa. Ovviamente non era un normale cittadino a decidere di non pagare i propri debiti, questi piuttosto arrivava al suicidio, se non voleva essere schiavo. I debiti insostenibili nella storia sono sempre stati in capo ai sovrani, ai principi o comunque ai regnanti di un dato territorio; e proprio loro, quando ritenevano che il debito sovrano fosse insostenibile, praticavano un bel condono generalizzato, sollevando sé e i cittadini tutti dai propri debiti. Nell’antico testamento si testimonia come all’epoca fosse prescritto ogni 50 anni il giubileo: la redistribuzione delle proprietà e la remissione di ogni debito. Dall’era industriale in poi si è persa questa antica saggezza di considerare il debito come un fenomeno ciclico: è l’affermarsi incontrastato dell’ideologia della crescita infinita. Chi accumula ricchezza pensa di poterlo fare all’infinito. Allo stesso modo ritorna, sotto cambiate spoglie, la schiavitù per chi non onora i debiti. Oggi si chiama austerity.

“Non possiamo rimborsare il debito perché non abbiamo di che pagare. Non possiamo pagare il debito perché non ne siamo responsabili”. Questo fu il monito lanciato all’ONU alla fine degli anni ’80 del secolo scorso da Thomas Sankara, capo del governo del Burkina Faso. Dopo di lui, destituito da un golpe pochi mesi dopo per garantire che non si desse corso al suo accorato annuncio, solo l’Argentina si è rifiutata di pagare parte del proprio debito.

E solo alcuni paesi dell’America latina hanno avuto il coraggio di sfidare i poteri forti delle multinazionali e delle istituzioni finanziarie adottando politiche di recupero della sovranità sulle risorse delle proprie nazioni.

Un’altra grande verità è il ruolo giocato dalle guerre nel corso della storia: strumenti per il rilancio dell’economia. Purtroppo di questa verità ci si ricorda anche oggi giorno, anche se viene mascherata sotto giustificazioni di altra natura.

Una verità, invece, che forse pochi conoscono, è quella richiamata anche nel titolo del libretto del Perna. Nella storia, e in varie civiltà, sono sempre esistite diverse monete, comunque riconducibili a due principali categorie. Una moneta era quella utilizzata dal popolo, scambiata nei mercati locali, a corto raggio; l’altra moneta era quella utilizzata ad un livello superiore: per le transazioni internazionali o tra grandi commercianti, o per lo scambio di particolari forniture. La moneta locale, quella storicamente più primitiva, serviva a scopi limitati. Poteva esistere, ad esempio, una moneta particolare per l’acquisto del grano ed una moneta differente per l’acquisto di capi di abbigliamento. Con la globalizzazione si è invece cercato di introdurre delle monete adatte a tutti gli scopi. L’affermarsi di questo tipo di moneta è stato lo strumento della omologazione delle società che ha ridotto l’antica varietà dei legami sociali ad un unico tipo di rapporto tra chi produce e chi consuma. Il denaro è diventato così anonimo che la stessa moneta con cui acquistiamo i nostri ortaggi può finire nelle mani di uno spacciatore di droga che la utilizza per acquistare delle armi.

Conclude Tonino Perna: “Solo ripristinando l’uso di più monete, e soprattutto coniando monete per i mercati locali e per i beni di prima necessità, è possibile ristabilire l’equilibrio che ha guidato in passato il rapporto tra economia, istituzioni e società”.

Per fare questo passo, tuttavia, è necessario individuare strade che mettano in discussione il monopolio statale della coniazione (ahimè, nel nostro caso si tratta del potere delle banche e del mercato!).

Ad ogni modo, non vi sembra che Tonino ci stia tracciando una strada? Si, parlo della nostra PDO del basso Garda ….

Ci vediamo alla Festa in Cascina a Calvatone!

BUON CAMBIAMENTO E TANTI ORTAGGI BUONI PER TUTTI!

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