Pezzo di carta del 21 gennaio 2015

Piccola Distribuzione Organizzata del basso Garda – Pezzo di Carta del 21 gennaio 2015

Quindi, dove eravamo rimasti? Che ci vediamo domenica 25 al Pranzo Sociale della nostra Associazione? Ah si, che dovevo leggermi il libro “La Società a costo marginale  zero”, di Jeremy Rifkin, per stare al passo con il mio alter ego virtuale e parlarvi di Commons.

Bene, l’ho fatto. Non so cosa ne pensiate voi, ma personalmente ritengo l’antropologia una scienza molto affascinante. Si, lo so, suona un po’ strano che un pezzo di carta si diletti di ciò, ancor più uno che ha a che fare con degli ortaggi in una cassetta più che con delle persone …

Nel pieno sviluppo del modello capitalista, come se ce ne fosse bisogno, Garrett Hardin demolì il concetto di Commons relegandolo a Modello Economico indissolubilmente legato all’esistenza di una società feudale. Hardin era convinto che per preservare gli ecosistemi fosse più che mai necessario porli sotto il controllo centralizzato di un autorità forte.

Non più di venti anni dopo, nel 1986, ci pensò Carol Rose, docente di diritto alla Northwestern University, a rivalutare i Commons (si veda l’articolo “The comedy of the Commons”). Non tutto può essere trasformato in proprietà privata, gli oceani, l’alta marea, i laghi e i fiumi, le valli, le foreste, i grandi spazi aperti, l’aria….tutto ciò che Rose definisce la “proprietà intrinsecamente pubblica”.  Secondo Carol, un titolo di proprietà deve essere affidato al Commons in luogo dei privati, quando ciò consente di ottenerne il massimo valore. Qui si cita l’esempio del ponte: se si deve pagare un pedaggio al privato che lo gestisce, il ponte sarà utilizzato da poche persone, perdendo di fatto il suo valore, evidentemente legato al numero di persone che traggono vantaggio dalla sua presenza. Un bene ha tanto più valore quanto maggiore è il numero di persone che ne possono trarre beneficio.

Ci pensò Elinor Ostrom nel 1990, economista alla Arizona State  University, a redigere l’eptalogo dei beni comuni. Il suo studio, di natura prettamente antropologica, le varrà nel 2009 il Nobel per l’economia.

1.Il Commons ha dei confini ben definiti, che stabiliscono chi è autorizzato a sfruttarne le risorse

2.Il Commons è soggetto a regole che definiscono i tempi, gli spazi e le tecniche dell’appropriazione, nonché le quantità utilizzabili, il lavoro e il denaro da destinarvi

3.Deve essere creata una Associazione per la gestione del Commons, a garanzia delle creazione e modifica democratica delle regole di cui sopra

4.Tale soggetto ha altresì il compito di garantire che a sorvegliare sullo sfruttamento del Commons, siano gli appropriatori stessi

5.gli appropriatori che violano le regole devono essere sottoposti a sanzioni progressive, non eccessivamente punitive e tali quindi da non pregiudicare la possibilità al trasgressore di futura partecipazione

6.La Associazione deve dotarsi di procedure che garantiscano la rapida ed economica risoluzione di controversie interne tra beneficiari del Commons e tra questi e le autorità pubbliche

7.È di vitale importanza che ogni regola dettata dalla Associazione riceva legittimazione e avallo dall’autorità pubblica.

La Ostrom evidenzia come questi sette principi organizzativi, siano comuni ad ogni Commons storicamente evidenziatosi in ogni epoca e in ogni parte del mondo e come, se sussistono questi principi, il modello economico del Commons sia il migliore modello per garantire il benessere più diffuso.

Per un economista classico, ovvero incline all’attuale modello dominante, appare difficile comprendere come si possa liberamente perseguire l’interesse collettivo, ma di fatto, nel modello del Commons, gli interessi dei singoli coincidono con quello collettivo.

Del resto l’approccio del Commons “appare essere molto più in linea con gli istinti biologici della specie umana di quanto non lo sia il duro scenario del mercato anonimo, nel quale una mano invisibile premia meccanicamente l’egoismo“.

Pensiamo al grado di legittimazione che i governi italiani riconoscono alle popolazioni che cercano di difendere il proprio territorio e capiremo quanto da noi siamo lontani dal poter gestire dei Commons locali. NOTAV insegna …

Sappiamo come ad affermarsi sia stato il modello neoliberista che voga in modo deciso e vigoroso contro i Commons, ma non trovate che valga la pena di spendersi per una nuova alba del Bene Comune?

TANTI ORTAGGI BUONI PER TUTTI

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