Pezzo di carta del 23 dicembre 2014

Piccola Distribuzione Organizzata del basso Garda – Pezzo di Carta del 23 dicembre 2014

Oggi sono l’ultimo pezzo di carta del 2014.

Ci sarebbero da tirare un po’ di somme su questo ultimo anno trascorso assieme. Magari lo potremo fare il prossimo 25 gennaio 2015, in occasione del pranzo sociale che stiamo organizzando (mi raccomando, non prendete impegni; siete tutti prenotati per prenotarvi).

Per riprendere il filo con la settimana scorsa, preciso che, per fortuna, di narrazioni sulla nuova Cosmologia  ce ne sono. Forse sono anche troppe.

Il problema vero è che con ogni probabilità non abbiamo davanti 4 secoli affinché si possa affermare, tra tutte queste, quella che risolverà i grandi cataclismi del mondo. Meglio quindi parlare d’altro?

Vogliamo accennare brevemente alla Legge n.31 della Regione Lombardia?

I buoni propositi ci sono tutti, basta leggere gli artt. 1 e 2, quelli sulle finalità generali e le definizioni. Al comma 2 si legge “Il suolo, risorsa non rinnovabile, è bene di fondamentale importanza, […]”. Ma già al comma 4 si capisce come siano misere le ambizioni, quando si precisa che lo scopo della legge (riprendendo pari pari quello fissato a livello europeo) è “di giungere entro il 2050 ad una occupazione netta di terreno pari a zero”. Forse bisognerebbe far capire ai decisori regionali che l’Europa è molto grande e un obiettivo su un vasto territorio con un orizzonte temporale al 2050 può avere un senso, mentre su un piccolo territorio già pesantemente urbanizzato, l’orizzonte temporale dovrebbe essere molto più contenuto.

Poi ci sono tutte le scappatoie, gli allentamenti, le frasi a dubbia interpretazione che molto probabilmente consentiranno che il consumo del bene primario per eccellenza, posso proseguire incontrastato. Ad esempio la definizione del bilancio ecologico del suolo, che a mio modesto avviso appare incongrua con quella di consumo di suolo. La prima stabilisce che il bilancio ecologico del suolo è: ”la differenza tra la superficie agricola che viene trasformata per la prima volta […] e la superficie urbanizzata ed urbanizzabile che viene contestualmente ridestinata nel medesimo strumento urbanistico a superficie agricola”. La seconda definisce il consumo di suolo come: “la trasformazione, per la prima volta, di una superficie agricola da parte di uno strumento di governo del territorio, non connessa con l’attività agro-silvo-pastorale, […]”. Capite bene che si mettono sui due piatti della bilancia oro e cemento: da un lato un terreno agricolo che diverrà improduttivo, dall’altro un terreno che, se già urbanizzato, potrà forse tornare ad essere produttivo tra un centinaio di anni. Vi sembra la stessa cosa?

E cosa dire del fatto che dalla definizione di consumo di suolo sono esclusi gli interventi connessi con le attività agro-silvo-pastorale? Quanti capannoni ad uso agricolo abbiamo già visto sorgere in Pianura Padana? Quante attività agrituristiche con annesse villette per gli ospiti?

La buona notizia è che anche la realizzazione di infrastrutture sovracomunali di interesse pubblico è considerata consumo di suolo. Quella cattiva è che tutto quanto già in previsione al 1° dicembre 2014 potrà essere realizzato senza entrare nel conteggio e con l’aggravante che la Giunta Regionale si è presa 12 mesi di tempo per definire “i criteri di individuazione degli interventi pubblici e di interesse pubblico o generale di rilevanza sovracomunale per i quali non trovano applicazione le soglie di riduzione del consumo di suolo […]

Altro elastico concesso, quello al comma 3 dell’art.2: “[…] gli strumenti comunali di governo del territorio prevedono consumo di suolo esclusivamente nei casi in cui il documento di piano abbia dimostrato l’insostenibilità tecnica ed economica di riqualificare e rigenerare aree già edificate”. Il passaggio è abbastanza chiaro, cioè si rimette nelle mani dell’economia la decisione: basterà evidenziare come sbancare un terreno vergine e cementificarlo costi meno che demolire un edificio e rifarlo, e il consumo di suolo sarà ammesso.

Attenzione, forse l’unico appiglio per chi si voglia opporre, sta nel capoverso successivo dello stesso comma, nel quale si asserisce che “[…] gli strumenti comunali di governo del territorio non possono disporre nuove previsioni comportanti ulteriore consumo di suolo sino a che non siano state del tutto attuate le previsioni di espansione e trasformazione vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge”.

Orbene, se qualcuno volesse prendersi la briga, fate nei prossimi giorni un giro presso l’ufficio tecnico del vostro comune, e chiedete qual è la previsione di espansione urbana inserita nel PGT vigente. Moltiplicate la superficie che vi verrà detta per il numero dei comuni lombardi (sono 1531), sottraete uno (il comune di Cassinetta di Lugagnano) e vi farete una idea della enorme potenzialità di consumo di suolo a cui la legge fornisce un avallo.

Anche le previsioni che potrebbero apparire ragionevoli sono un’arma opportunamente congegnata per essere a doppio taglio. Leggasi al comma 9 dell’art. 4 (quello che riguarda le misure di incentivazione) come si possa convertire in diritti edificatori, ancorché insistenti su aree già inserite nel PGT, la demolizione di opere edilizie “incongrue” presenti sul territorio agricolo e che non hanno avuto un utilizzo agricolo da almeno 5 anni.

Insomma, se qualcuno aveva sollevato vari dubbi sulla effettiva funzionalità di questa legge, credo che le perplessità siano ben fondate …

BUON NATALE, E TANTI ORTAGGI BUONI PER TUTTI.

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