Pezzo di carta del 10 dicembre 2014

Piccola Distribuzione Organizzata del basso Garda – Pezzo di Carta del 10 dicembre 2014

Eminenti studiosi ed esperti disinteressati ci dicono che il TAV serve, e per sostenere questa tesi snocciolano numeri precisi alla virgola sull’incremento del numero di treni e di passeggeri, sulle frazioni di minuto che un businessman potrà risparmiare sfrecciando ai trecento all’ora.

Allo stesso modo quotate commissioni di economisti, altrettanto disinteressate, calcolano con estrema precisione lo spostamento dei flussi import-export tra le due sponde dell’Atlantico, ipotizzando l’azzeramento delle barriere tariffarie. Poi si spingono oltre, e i loro complicati ed oscuri algoritmi vengono applicati a scenari che prevedono un abbattimento progressivo delle barriere non tariffarie: al 25% o al 50%.

Avete capito bene, oggi parliamo di TTIP.

I numeri sono contenuti nei report redatti da vari soggetti (Ecorys nel 2009, poi CEPR – Centre for Economic Policy Research, Bertelsmann Stiftung, in Italia: Prometeia) ed è veramente difficile districarcisi, anche perché i risultati sono tutti diversi a seconda di chi fa i calcoli. Nella confusione sui dati ovviamente i politici sono nel proprio habitat naturale: hanno la innata capacità di utilizzare solo quelli che fanno loro comodo o, meglio, fanno contemporaneamente il comodo loro e dei lobbisti che tutti i giorni bussano alla porta.

Da qualche mese anche in Italia (per fortuna) è nato un sistema di (contro) informazione sul TTIP, attraverso il quale potete trovare anche una recente analisi di tutti i dati di cui sopra. Qui il sito di riferimento http://stop-ttip-italia.net/.

La lettura è un po’ tecnica ma interessante, me ne guardo bene dal farvene un riassunto, ma qualche spunto lo voglio condividere con gli ortaggi che accompagno nella cassetta della PDO del basso Garda, perché riguarda anche loro.

I dati di import export dell’agroalimentare italiano mostrano come il nostro sia sempre più un paese in cui si importano grandi quantità di materie prime agricole e si esportano prodotti alimentari trasformati. Cosa significa questo? Significa che il nostro settore agricolo non è in grado di “fare sistemadal campo al container e che i trasformatori e distributori, per poter competere nel mercato globale, privilegiano l’importazione a basso prezzo piuttosto che avere a che fare con una moltitudine di produttori medio-piccoli (che peraltro hanno già spolpato per benino). Un esempio: nel 2013 abbiamo importato 105.000 tonnellate di concentrato di pomodoro (di cui 58.000 dagli USA e 29.000 dalla Cina) che sono diventati passate, ragù, pizze e quant’altro, che sono quindi ripartiti in larghissima misura per fare qualche altro migliaio di chilometri in giro per l’Europa e per il mondo.

Al di la del fatto che i numeri del TTIP al 2027 (!) prevedano un modesto incremento del PIL Europeo, l’aspetto veramente tragico è proprio quello che questo trattato esaspera ulteriormente lo scenario contemporaneo: l’abbattimento del 25% delle barriere non tariffarie comporterebbe un aumento dei flussi commerciali transatlantici del 40%, del 60% nel comparto agroalimentare. Insomma una pura follia: pomodori e carni rosse,  che volano per diecimila chilometri per essere trasformati in ragù che poi farà il tragitto inverso. Si, perché un altro effetto non trascurabile è che l’incremento degli scambi con gli USA, andrà a discapito degli scambi intra UE!

Proprio quello che ci serve: per ridurre le emissioni di anidride carbonica ci inventiamo di far viaggiare le merci ancor più di quanto non facciano già oggi.

Una ulteriore informazione significativa riguarda l’altro grande tema messo a repentaglio: la salute del consumatore. Già oggi i numeri che mettono a confronto il sistema basato sul principio di maggior cautela (Europa) e quello basato sulla prova degli effetti (USA) parlano chiaro: mentre il Vecchio Continente nel 2011 ha contato 70.000 casi di intossicazione alimentare con 93 decessi, ogni anno almeno 48 milioni di statunitensi lamentano disturbi per la stessa causa e ne muoiono in media circa 3.000. Servono interpretazioni?

Ultima perla di furbizia dei promotori del trattato: prima si sigla l’accordo sui principi, poi i contenuti tecnici con cui “allineare” i regolamenti, saranno oggetto di discussione in seno ad un organismo, il Regolatory Cooperation Council, che non reca traccia alcuna dei rappresentanti democraticamente eletti. Come dire che si lascerà carta bianca ai poteri forti di scriversi le regole.  Non solo, questo organismo potrà esprimersi anche sulle future proposte di regole (il cosiddetto “early warning”), come dire che qualsiasi regola invisa ai poteri forti non avrà nessuna chance di arrivare ad essere discussa in seno alle rappresentanze democraticamente elette.

Non ci resta che gridare a gran voce: NO TTIP!

BUON CAMBIAMENTO, E TANTI ORTAGGI BUONI PER TUTTI.

Annunci

Lascia un'idea per il basso Garda (in 140 caratteri!)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...