Pezzo di carta del 3 dicembre 2014

Piccola Distribuzione Organizzata del basso Garda – Pezzo di Carta del 3 dicembre 2014

Dopo l’incontro con Luigi, Tesoriere della Associazione di promozione sociale Tra Sole e Terra di Pergine Valsugana, mi sono convinto una volta di più che il nostro scopo non è far entrare la PDO nel mercato, ma all’incontrario, far uscire persone dal mercato per farle entrare nella nostra PDO, con tutto ciò che comporta. Per fare questo dobbiamo avere la capacità di mantenere diritto il timone dei nostri principi (di compromessi nella nostra vita di tutti i giorni ne facciamo già tanti…) e in particolare, ripensare il ruolo del lavoro.

E qui introduco una riflessione alquanto ostica, che abbiamo già tentato di fare su questi miseri pezzi di cellulosa che vi trovate nella cassetta degli ortaggi al mercoledì. Mi è stato utile andare a rileggere un interessante articolo di Francesco Gesualdi che risale ad oltre una anno fa, (http://comune-info.net/2013/11/preoccupiamoci-del-lavoro/).

È più che mai necessario ripensare il lavoro, termine al quale noi uomini moderni siamo abituati ad associare quella attività che ci procura il denaro per soddisfare i nostri bisogni primari e voluttuari; il lavoro salariato, insomma. Si, quel genere di lavoro che ci tiene impegnati per la maggior parte del nostro tempo, lasciandocene libero solo quel tanto che basta per poter spendere i soldi che ci procura. Quel genere di lavoro legato a doppio filo con il PIL, per cui se il secondo non cresce, nemmeno il primo ha modo di svilupparsi. Ma anche questo è un imbroglio perché l’accumulo di capitali perseguito dal modello neoliberista, quando il PIL langue, necessita di sacrificare sull’altare della riduzione dei costi, proprio il lavoro salariato, il mito delle masse. Difatti, se dagli anni cinquanta del ‘900 ad oggi il PIL italiano è cresciuto all’incirca del 350%, la popolazione lavorativa è rimasta pressoché inalterata.

Gesualdi invita a guardarsi attorno: vi sembra che di lavoro da fare ce ne sia poco? “Edifici pubblici e privati da rimettere a posto, argini di fiumi da rinforzare, città da ripulire e buche da sistemare, bambini svantaggiati da sostenere, anziani da assistere”, piccoli pezzi di terreno da coltivare, frutta ed erbe commestibili da cogliere in natura, montagne di oggetti obsoleti che ci ostiniamo a chiamare rifiuti ma che potrebbero essere portati a nuovi utilizzi.

Ma il mercato non sembra interessato più di tanto ad investire salari in questi lavori. I suoi sforzi sono “tutti tesi a corteggiare gli investitori per ottenere qualche posto di lavoro e qualche punto di Pil in più per pagare i debiti (a questo serve la crescita), facendoci dimenticare la drammatica situazione in cui versa il pianeta, sempre più povero di risorse e sempre più intossicato da veleni e rifiuti come mostra il collasso del clima”. “L’unico modo per conciliare dignità sociale e sostenibilità ambientale è smetterla di preoccuparci per il lavoro. In una società evoluta, che dà spazio a tutte le dimensioni umane, l’obiettivo non è lavorare tanto, ma lavorare poco. Per cui la domanda giusta da porci non è come si fa a creare lavoro, ma come si fa a garantire a tutti una vita dignitosa, utilizzando meno risorse possibile, producendo meno rifiuti possibili e lavorando il meno possibile in un contesto di piena inclusione lavorativa. Ossia di equa divisione fra tutti del monte lavoro che serve.”

Allora non ci resta che mandare a quel paese il mercato e fargli vedere che siamo in grado di lavorare anche senza di lui!

Secondo Gesualdi le cose da fare sono semplici e si contano sulle dita di una mano:
Ridurre l’orario di lavoro, incrementare il “fai da te”, incrementare gli scambi di vicinato (di tempo e di beni), creare cooperative autogestite tra lavoratori e consumatori. Conclude infatti il Francesco, dal cui pensiero nacquero i GAS: “…cooperative cogestite da lavoratori e consumatori, con vantaggio reciproco: dei lavoratori finalmente padroni di se stessi, dei consumatori finalmente controllori di ciò che consumano e non più assoggettati a nessuna forma di rendita. In fin dei conti potrebbe essere un’evoluzione degli attuali Gruppi di acquisto solidali.”

Mi sembra che non ci sia altro da aggiungere, se non concludere al solito modo:

BUON CAMBIAMENTO, E TANTI ORTAGGI BUONI PER TUTTI.

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One thought on “Pezzo di carta del 3 dicembre 2014

  1. Grazie mille delle riflessioni: penso che le utilizzerò per aprire una discussione nel nostro GAS. Mai come in questo periodo è necessario usare testa e cuore per trovare soluzioni dignitose alla dissolvenza che incombe su ognuno di noi.

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