Pezzo di letterina del 31 dicembre

Cari amici PDOisti, gasisti del basso Garda, associati verso il DES, simpatizzanti, lettori occasionali e lettori casuali, oltre a ricordarvi che domenica 25 gennaio 2015 si terrà il pranzo sociale della nostra Associazione (che evidentemente non è riservato ai soli soci… a breve i dettagli…), oggi voglio condividere con voi un pezzo di carta virtuale rinvenuto accidentalmente lungo il mio cammino.

Si tratta di una letterina che, temo, non sia mai arrivata a Babbo Natale.

Probabilmente un sabotaggio da parte di un infiltrato della GDO entro alle Poste Italiane; infatti è stata rinvenuta appallottolata nella casella dello spam di un indirizzo non meglio precisato che terminava con @lapponia.org.

L’ha scritta un bambino che Ragiona con i Piedi, Gigi Perinello, al quale mi vorrei unire nella richiesta che, a questo punto, non è più rivolta al canuto pancione vestito di rosso, ma a voi tutti, affinché possiate raccontare come vivendo per sottrazione si possa vivere comunque bene.

Caro Babbo Natale

mi rendo conto che entrambi proviamo una specie di repulsione reciproca nell’interpellarci in questo periodo. D’altronde, la tradizione vuole che solo ora ci si ricordi di te. Ma non preoccuparti, non ho bisogno di nulla, di nessun oggetto che vada ad affiancarsi alla schiera di cose che già possiedo e che non mi servono. 

Da tempo vivo per sottrazione. È un bellissimo modo per dire che i miei stili di vita sono cambiati. Che è cambiato il mio approccio alle merci. Che la bellezza ha assunto un diverso significato e che ne riconosco la genesi nella semplicità, piuttosto che nell’opulenza. Per esempio trovo sia molto bella una passeggiata con un amico, il sapore del buon pane fatto in casa, il sugo di un cachi autunnale appena staccato dalla pianta. Tutte cose cui posso accedere con la facilità di un gesto, di un saluto, di un sorriso.

Dunque ti scrivo per dirti che non ho bisogno di te. Penso ne sarai felice: ti sarai rotto le scatole anche tu. Sono travolto tutti i giorni dalla pubblicità, che vorrebbe spingermi a comperare e consumare sempre di più, perché il mondo produttivo produce sempre di più; mentre i telegiornali, i giornali e gli economisti ci ricordano continuamente che, negli ultimi vent’anni, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità.

Insomma, caro Babbo Natale, vivo in un continuo cortocircuito, dove: o consumo e soddisfo le esigenze di un’economia che oramai mi è estranea e mi attribuisce un ruolo che non posso più sostenere, né, riflettendo, voglio avere; o vivo secondo le mie nuove possibilità, e ti mando in pensione. Penso sia arrivata anche per te l’ora di ridurre i viaggi e, anzi, di ripensare completamente al tuo ruolo. Regali inutili non servono più: cose fatte solo per rilassare temporaneamente un immaginario ansioso, assoggettato a un potere economico che non aiuta gli uomini a essere allegri e a progettare vita.

Ma ti chiedo comunque una cosa: aiuta tutti coloro che, come me, vogliono un’economia a portata di esseri umani, a far capire che ci siamo, e che possiamo collaborare insieme. Racconta di noi a tutti coloro che sentono il bisogno di sottrarre l’inutile, in modo che sappiano che lavoriamo in questa direzione tutti i giorni: non per accrescere il Pil, ma per migliorare vite.

Ti auguro di passare delle buone feste. Auguro a me e a te di rilassarci, dormire, fare qualche buona chiacchierata con gli amici e una bella passeggiata nella natura. Ci aiuterebbe a riflettere sulla nostra condizione. Con un po’ di tenerezza e indulgenza verso le cose del mondo, che non sono poi così abominevoli come appaiono.”

BUON ANNO, E TANTI ORTAGGI BUONI PER TUTTI !