Pezzo di carta del 23 luglio 2014

Piccola Distribuzione Organizzata del basso Garda – Pezzo di Carta del 23 luglio 2014

Grande successo per le iniziative a calendario.
W la montagna.
Malga Somalbosco all’altezza delle aspettative, cioè circa a 2000 metri; ricordatevi che il posto è per chi vuole condividere. Nell’idea di gestione proposta dalla Associazione La Scaldina di Calvagese è insito il concetto di Bene Comune. Chiunque può usufruire degli spazi presso la malga, con spirito di partecipazione e di condivisione. Tutti trattano bene il posto, tutti ci possono mettere del lavoro o degli strumenti e tutti devono partecipare ai costi di gestione nella misura in cui godono del Bene, con spirito mutualistico. Tutti sono i benvenuti!

W il pomodoro.
Partecipazione di qualità in cascina alla Venzaga nella giornata di domenica, dove è stato possibile raccogliere in campo i pomodori, gustare anguria e/o pane e pomodoro. Ascoltare Sergio che parla del modo di coltivazione che adotta è un piacere, e la consapevolezza che si acquisisce porta a capacitarsi degli sforzi e dei costi che sono richiesti per ottenere dei prodotti di qualità. Insomma si torna al punto cruciale per cui i prodotti hanno un loro valore intrinsecamente giusto rispetto al lavoro che richiedono e all’impatto ambientale che producono. Fare scelte consapevoli di consumo significa riconoscere il giusto prezzo subito, senza trovarsi sorprese a posteriori.

È proprio questa la riflessione di oggi, che trae spunto, in positivo, dai prodotti distribuiti con la PDO del basso Garda, in negativo, da una recente intervista pubblicata dalla rivista Valori (maggio 2014, n.118).
Le esternalità negative del lavoro moderno, caratterizzato da individualità e competizione, da ritmi sempre crescenti e da un annichilimento della personalità e della socializzazione, ce le ritroviamo in costi sanitari e sociali a distanza di qualche tempo, probabilmente nemmeno tanto lungo. Un giovane giornalista francese, Jean-Baptiste Malet, ha fatto il lavoratore infiltrato per alcuni mesi in un grande magazzino di Amazon. Ne è scaturito un libretto inchiesta, uscito sul finire del 2013 nel nostro paese dopo il clamoroso successo riscosso oltre Alpe, dal titolo En Amazonie – Un infiltrato nel ‘migliore dei mondi’ (Kogoi Edizioni).

Si scopre che Amazon adotta un controllo del lavoro sia fisico che psicologico: la produttività del lavoratore è controllata minuto per minuto, grazie al dispositivo scan wi.fi di cui il magazziniere è dotato, e genera delle classifiche giornaliere (applausi quotidiani per il Top Performer!). La ricerca dei prodotti nel magazzino porta a percorrenze giornaliere superiori ai 20 Km. Turni di notte con solo due pause, di cui una sola retribuita. Scioperi per chiedere che venga acceso il riscaldamento. Ricatto continuo, logiche di dominazione e spionaggio tra colleghi, turn over elevatissimi. Specchio perfetto della Società moderna che rifuggiamo (e più o meno consapevolmente sosteniamo…)

Ebbravi quelli di Amazon, per tenere i costi bassi non si limitano quindi a sfruttare i benefici dell’IVA ridotta presente in Lussemburgo, dalla cui sede partono le fatture per tutto il mondo, e a sfruttare i benefici fiscali dello stesso paese: si adottano anche politiche di sfruttamento del lavoro congegnate ad arte.
Acquistare su Amazon significa fare la scelta di un modello di società basato sullo sfruttamento e l’alienazione. Riflettiamo gente…

BUON CAMBIAMENTO, E TANTI ORTAGGI BUONI PER TUTTI.

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