Pezzo di carta del 29 gennaio 2014

Piccola Distribuzione Organizzata del basso Garda –Pezzo di carta del 29 gennaio 2014

La storia recente può insegnarci molto, per apprenderla non serve attendere decenni, che venga trascritta in qualche testo scolastico. Mi immagino già, fra trent’anni, come potrebbe essere dipinto quale eroe e salvatore della patria il presidente dell’Islanda che per due volte, all’inizio del 2010 e del 2011, si rifiutò di firmare la legge che ratificava l’accordo tra il governo islandese e quelli olandese ed inglese per la restituzione di un grosso debito accumulato dalle banche private dell’isola. Ovviamente l’accordo prevedeva che il debito venisse pagato dalla collettività, come accade in ogni paese civile moderno, allineato, e diligentemente piegato alla oligarchia della Finanza.

In realtà Olafur Ragnar Grimsson, nel compiere quello storico rifiuto, dimostrò semplicemente di avere con intelligenza colto una opportunità che il popolo islandese gli aveva, a suon di proteste, messo sulla scrivania presidenziale. Che sia stata unicamente intelligenza politica o l’istinto di sopravvivenza di un politico navigato, la storia probabilmente non ce lo potrà dire.

La storia ci racconta bene, invece, quello che ha fatto e vissuto il popolo islandese negli ultimi 15 anni: l’abbaglio del neoliberismo e la parabola ascendente di un popolo di pescatori le cui aspettative ed ambizioni si sono ingigantite sotto la lente distorta della finanza. La limitatezza dell’isola ha riportato in un solo decennio alle sue dimensioni normali tutte queste aspettative. Lo ha fatto in modo brusco, bruciando rapidamente i sogni di un piccolo popolo. Ecco, forse bisogna che i sogni vacui di cui il libero mercato continuamente ci riempie il sonno (e la veglia) brucino repentinamente perché un popolo si risvegli con lo sguardo fisso alla realtà delle cose.

Il libro merita di essere letto, non solo come testimonianza storica, ma anche per la ricchezza degli spunti.

Edizioni Arianna – Novembre 2013 – Islanda chiama Italia, l’autore è Andrea degl’Innocenti, un giovane giornalista che ha saputo individuare in quello islandese un caso esemplare di come le conseguenze nefaste del modello neoliberale possano costituire motivo di riscatto e di svolta culturale. Tra le riflessioni vi è anche quella degli ambiti della lotta per il cambiamento, che deve necessariamente essere combattuta su tre livelli: economico, politico e culturale. Tale necessità deriva dalla constatazione che l’oligarchia che domina il mondo contemporaneo struttura il proprio potere proprio sulle sfere economica, politica e scientifica (Marc Augè). Questa complessità del potere che domina il mondo globalizzato implica che le contromisure per contrastarlo agiscano in modo coordinato sui tre fronti.

Da pezzo di carta che frequenta il mondo dei GAS a vari livelli della rete, mi sento di constatare che questo movimento ha oggi la capacità di agire su almeno due dei tre fronti della lotta. Con i Distretti si vuole intaccare l’economia globale creando circuiti locali quali presidi di tutela del territorio e del lavoro, con la modifica degli stili di vita e di consumo si vuole contagiare la cultura dominante del consumismo, dello spreco, dell’usa e getta, dell’individualismo esasperato.

Alcuni sostengono che nell’agire dei GAS ci siano anche forti segnali politici, ma credo che per poter intervenire anche su questo fronte, di strada da fare ce ne sia ancora parecchia. Eppure anche questa ambizione non manca nel mondo dei GAS, come testimoniano, tra le altre cose, le numerose proposte di legge in fase di formulazione o al vaglio della sfera politica, a livello regionale.

Non vorrei che mi consideriate un pezzo di carta eccessivamente filosofico, del resto io nasco proprio per sostenere il cambiamento culturale, cosa che sulla carta passa attraverso l’informazione e l’innesco della riflessione.

Nelle cassetta della PDO, invece, passa attraverso i prodotti del territorio.

BUON CAMBIAMENTO, E TANTI ORTAGGI BUONI PER TUTTI.

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2 thoughts on “Pezzo di carta del 29 gennaio 2014

  1. Favoloso sarebbe realizzare quella meravigliosa utopia del non considerare più il denaro come unico e incontrastato principe dell’ economia, ma fare un evoluzione collettiva culturale nella direzione ( che alcune esperienze stanno cercando di portare avanti ) che vedrebbe la possibilità di reperire e conferire beni senza l’ utilizzo di soldi……
    forse , a mio avviso ancora un pò troppo futurista per le capacità che oggi ci sono all’ interno dei gas e dei distretti di economia, senza eccezzione per chi scrive…
    però è senz’altro vero che sul fronte di un economia alternativa oggi si fa tanto e sicuramente è un validissimo strumento per osteggiare l’ oligarchia finanziaria che senza ombra di dubbio influisce su scelte politiche nazionali e internazionali, inoltre si può affermare che le esperienze di progetti che nascono e crescono quotidianamente in tutta italia all’ interno delle reti e distretti di economia, sono una risorsa culturale e un laboratorio di sperimentazione che dilaga sempre più e che sempre di più forma criticità e attenzione non solo per l’ acquisto ma con una visione più d’insieme nelle realtà produttive e commerciali.
    Ricordiamoci che ” ogni volta che togliamo di tasca il portafoglio facciamo politica ! “, quindi !!!!!

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