Pezzo di carta del 21 agosto

Bene, come anticipato la settimana scorsa, oggi vi parlerò di Mister A.

La fortuna di Mister A., all’anagrafe Arenghi Danilo, classe 1959, non è legata ad una schiera di imprese off shore create in anni poco sospetti o ad un appoggio politico che gli garantisse il monopolio nel suo settore, ma, come quella di molti piccoli contadini che resistono, è dovuta al fatto di possedere un po’ di terreno sulle Colline Moreniche del basso Garda, (7 ettari di proprietà, 2 in affitto).
Fosse solo questo, non credo che Danilo si riterrebbe così fortunato.
La sua fortuna è quella di fare qualche cosa che gli piace veramente: l’agricoltura biologica.
La chimica nei campi non gli è mai piaciuta, tuttavia trovandosi a lavorare in una azienda a conduzione famigliare, vi si è dovuto adattare per una ventina d’anni. Quella di famiglia era una azienda a ciclo chiuso di piccole dimensioni, tipica delle nostre zone, alle porte di Solferino, nella quale le 35 biolche di terreno coltivato a medica e granoturco garantivano il giusto sostentamento a qualche decina di mucche da latte. Poi, quando il padre e lo zio, per l’età che avanzava, non poterono più garantire alla azienda il consueto apporto di manodopera qualificata, Danilo capì che era giunto il suo momento. Era la fine degli anni ’90 quando maturò la decisione, complice anche la azienda agricola di Fiorenzo Bonatti, che praticava la agricoltura biologica già da lunga data. L’idea di Danilo era quella di convertirsi a produttore di frutta biologica, da destinare alla grande distribuzione. Furono vendute le bestie nel 1999; il primo impianto, del 2000, fu di mele, l’anno dopo seguirono le albicocche e nei due seguenti le pesche e le pere.

Oramai per l’azienda Pagliette era già trascorso il periodo di conversione (certificazione BIO da parte di IMC, nel 2002 per i campi ad erbacee e nel 2003 per i frutteti) e nel frattempo, complice il solito Bonatti, Danilo maturava l’idea di avviare una vendita al dettaglio di ortaggi. Nel 2003 si dotava quindi di una prima cella per la conservazione delle patate e delle zucche (gli investimenti resero necessaria la cessione di un paio di ettari della proprietà).

Negli anni che seguirono, con il buon andamento della vendita diretta, si rendeva conto di avere compiuto delle scelte sbagliate nei propri impianti frutticoli, le pere in particolare.  Le varietà coltivate infatti male si prestavano ad una lunga conservazione, necessaria per soddisfare una domanda piccola e diluita nel tempo rispetto alle esigenze della grande distribuzione organizzata. Anche l’idea di fornire una cooperativa biologica di Bolzano gli divenne meno bella, per la distanza ovviamente.

Sono quindi degli ultimi anni le scelte di riconvertire gradualmente i propri frutteti con varietà più consone alla conservazione e di sostituire parte del vigneto dell’azienda (Danilo produce anche un ottimo merlot, da uva biologica ma non certificato), con uve da tavola. Questi processi di conversione sono ancora oggi in corso.

Da qualche anno, soprattutto per la coltivazione degli ortaggi, Danilo si avvale dell’aiuto di due pensionati del proprio paese, pagati con i Vaucher dell’INPS. Il consolidarsi della vendita in azienda lo ha indotto alla decisione di dotarsi di serre a tunnel (c’è in previsione la terza per la prossima stagione), in modo da poter contare anche su ortaggi in anticipo e in ritardo rispetto alla usuale stagione.

Danilo non fa mercati, per scelta; la sua vendita è fatta per un 40% a rivenditori (buona parte di questo volume è fatto con altri agricoltori della zona), per un 30% è vendita diretta nel suo spaccio, seguito dagli anziani ma energici genitori, e per il rimanente 30% è fatto attraverso la PDO del basso Garda.

Entrato a lavorare in azienda per necessità circa due anni fa, il figlio Elia, 21 anni, inizia ora ad appassionarsi al lavoro del padre; Danilo però sarà contento solo quando le ore fatte dal figlio in azienda supereranno le proprie … secondo me, che però conosco solo Danilo, ci vorrà ancora del tempo!

Buoni ortaggi a tutti!

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